ABUJA — È decollato lunedì mattina da Abuja il volo sanitario che ha trasferito in Svizzera la prima paziente colpita da Ebola in Nigeria dopo oltre dieci anni. La donna, cittadina ugandese e consorte di un diplomatico svizzero, si trova ora in condizioni stabili e in netto miglioramento, accompagnata dal marito, rimasto asintomatico. Nonostante l'esito …
ABUJA — È decollato lunedì mattina da Abuja il volo sanitario che ha trasferito in Svizzera la prima paziente colpita da Ebola in Nigeria dopo oltre dieci anni. La donna, cittadina ugandese e consorte di un diplomatico svizzero, si trova ora in condizioni stabili e in netto miglioramento, accompagnata dal marito, rimasto asintomatico.
Nonostante l’esito positivo delle cure immediate fornite dai medici nigeriani — lodati pubblicamente dall’OMS per aver superato la fase più acuta della malattia —, il caso riaccende l’allerta sanitaria in tutto il continente africano.

L’incognita del contagio in Uganda
L’epidemia, partita dalla Repubblica Democratica del Congo, si è allargata a quattro Paesi in Africa centrale, orientale e occidentale, diventando la più estesa per raggio geografico nella storia del continente.
A destare forte allarme tra gli epidemiologi è l’itinerario della paziente: prima di rientrare in Nigeria, la donna aveva trascorso due settimane in Uganda. Sebbene Kampala fosse stata dichiarata indenne dal virus dall’OMS lo scorso agosto, il timore è che nel Paese circolino focolai non tracciati. I documenti di viaggio confermano che la paziente non ha mai messo piede in Congo, escludendo un’infezione diretta nel focolaio primario.
Un ceppo raro e privo di vaccini
Una task force dell’Africa CDC è in partenza per la Nigeria per accertare l’esatta dinamica della trasmissione. Al centro delle analisi c’è il ceppo Bundibugyo, una variante rara e particolarmente complessa per cui non esistono al momento vaccini né trattamenti antivirali autorizzati.
Solo nella Repubblica Democratica del Congo, questo specifico ceppo ha già provocato circa 10.000 infezioni e oltre 4.800 decessi, spingendo la comunità scientifica a monitorare con estrema attenzione ogni nuovo spostamento transfrontaliero del virus.
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