Nessun giro di parole, nessuna smentita di facciata: Sylvester Stallone rivendica a viso aperto la scelta di aver inserito la figlia Scarlet nel cast della serie di successo Tulsa King. Intervistato da USA Today, l'attore ha liquidato le critiche sul presunto favoritismo con la consueta schiettezza: «Certo che è nepotismo, idiota!». Al centro del dibattito …
Nessun giro di parole, nessuna smentita di facciata: Sylvester Stallone rivendica a viso aperto la scelta di aver inserito la figlia Scarlet nel cast della serie di successo Tulsa King. Intervistato da USA Today, l’attore ha liquidato le critiche sul presunto favoritismo con la consueta schiettezza: «Certo che è nepotismo, idiota!».
Al centro del dibattito c’è la presenza della ventiquattrenne Scarlet nei panni di Spencer all’interno del crime drama targato Paramount+, dove Sly interpreta Dwight Manfredi, boss mafioso esiliato a Tulsa dopo venticinque anni di carcere. Di fronte alle perplessità sollevate sui social e dagli addetti ai lavori, la star hollywoodiana ha difeso a spada tratta il ruolo paterno prima ancora di quello professionale.

«Tutti a dire: “Il nepotismo è una cosa orribile”. Ma per favore: non sei un buon genitore se non fai un po’ di nepotismo. Altrimenti vuol dire che non tieni ai tuoi figli, perché loro vengono prima di tutto», ha dichiarato. «È proprio questo il senso di essere genitori: desiderare il meglio per loro e fare in modo che abbiano ogni vantaggio possibile».
Stallone — padre anche di Sophia (30) e Sistine (28), nate dal matrimonio con Jennifer Flavin, oltre che di Seargeoh (47) e di Sage, scomparso nel 2012 — ha comunque tracciato una linea netta tra l’aiuto iniziale e il percorso professionale a lungo termine. Una spinta, secondo l’attore, non basta a fare carriera:
«La gente dirà: “Ha ottenuto la parte fin troppo facilmente”. È vero, può darsi. Ma la vera domanda è: sei in grado di mantenere quel livello di eccellenza? Questo non dipende da noi genitori. Se puoi aprire loro una porta lo fai, ma tocca a loro dimostrare di saperla varcare. Davanti a milioni di spettatori non ci sono scorciatoie: o hai talento o non ce l’hai».
I precedenti attriti sul set
L’uscita di Stallone riaccende i riflettori su una produzione già finita sotto la lente della cronaca. Nella primavera del 2024, Tulsa King era finita al centro di pesanti polemiche per presunti commenti denigratori rivolti alle comparse da parte dell’attore e del regista Craig Zisk, accusati di aver definito alcuni figuranti «brutti e grassi».
La bufera era esplosa dopo un post pubblicato su X dalla sceneggiatrice Julie Benson, in cui denunciava l’accaduto riportando le confidenze di una comparsa e annunciando le dimissioni indignate della casting director Rose Locke.
Zisk aveva respinto con forza le accuse ai microfoni di TMZ, ridimensionando la questione a un disaccordo professionale sui criteri di selezione delle comparse — a suo dire non conformi all’ambientazione giovanile richiesta dalla scena — e assicurando che il lavoro sul set si era poi svolto con reciproco rispetto.
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