Operazione Luna: la complicata staffetta cosmica della NASA per battere Pechino sul tempo

Cinquantasette anni dopo la lineare epopea dell’Apollo, l’agenzia spaziale americana affida il ritorno sul nostro satellite a un rischioso puzzle orbitale tra rivali privati: Musk contro Bezos, sotto l’ombra incombente della Cina. CAPE CANAVERAL — Nel marzo del 1969, la ricetta per provare a scendere sulla Luna era tanto audace quanto geometricamente pulita: un colossale Saturn V sulla …

Cinquantasette anni dopo la lineare epopea dell’Apollo, l’agenzia spaziale americana affida il ritorno sul nostro satellite a un rischioso puzzle orbitale tra rivali privati: Musk contro Bezos, sotto l’ombra incombente della Cina.

CAPE CANAVERAL — Nel marzo del 1969, la ricetta per provare a scendere sulla Luna era tanto audace quanto geometricamente pulita: un colossale Saturn V sulla rampa del Kennedy Space Center, tre uomini stipati in cima, il modulo lunare agganciato nel tronco e un solo piano di volo. L’equipaggio di Apollo 9 andò in orbita, collaudò entrambi i veicoli e tornò a casa senza intermediari.

Operazione Luna: la complicata staffetta cosmica della NASA per battere Pechino sul tempo

Nell’estate del 2027, la missione Artemis III metterà in scena uno spettacolo radicalmente diverso. Non un lancio singolo, ma un’intricata staffetta in orbita terrestre bassa durata oltre due settimane, pensata per mettere alla prova due filosofie industriali opposte prima del grande salto: l’allunaggio con equipaggio programmato per la fine del 2028 con Artemis IV.

La posta in gioco, del resto, non è solo ingegneristica. C’è da battere sul tempo il programma spaziale di Pechino in una nuova, serratissima guerra fredda extra-atmosferica.

Il grande valzer dei tre vettori

Il piano operativo illustrato dai vertici dell’agenzia al Kennedy Space Center sembra concepito per sfidare la legge di Murphy. In diciassette giorni si susseguiranno tre partenze scaglionate:

  1. Il primo decollo: un razzo New Glenn di Blue Origin porterà in orbita terrestre il lander Blue Moon, senza equipaggio.
  2. La navetta ammiraglia: l’imponente Space Launch System (SLS) della NASA lancerà la capsula Orion con quattro astronauti a bordo. La navicella aggancerà il Blue Moon: l’equipaggio aprirà il portellone, entrerà nel veicolo e ne collauderà pressurizzazione e supporto vitale.
  3. Il terzo incomodo: SpaceX lancerà la propria Starship, anch’essa disabitata. Orion si staccherà da Blue Moon per effettuare un secondo rendez-vous e testare l’aggancio con il colosso di Elon Musk, senza però salirvi a bordo.

Solo dopo questo estenuante esame comparativo tra le due navette private e ulteriori verifiche sulla capsula Orion, gli astronauti faranno rientro nell’oceano terrestre.

La torre di latta contro il ragno meccanico

La complessità del programma affonda le radici nelle leggi della fisica — nessun singolo veicolo odierno può partire dalla Terra, atterrare sulla Luna e rientrare intatto nell’atmosfera — ma anche nei tormentati contratti commerciali siglati tra il 2021 e il 2023.

Da un lato c’è SpaceX con la sua Starship: un colosso d’acciaio alto 50 metri, silhouette da fantascienza anni Cinquanta che ricorda le tavole di Tintin e una vertiginosa discesa per gli astronauti affidata a un montacarichi esterno anziché a una scaletta. Una scelta che ha sollevato forti perplessità tra gli addetti ai lavori per i rischi di stabilità sul suolo lunare sconnesso.

Dall’altro c’è Blue Origin di Jeff Bezos, ripescata dalla NASA con un secondo contratto miliardario per sviluppare un modulo tozzo e ribassato, concettualmente erede del fidato “ragno” costruito dalla Grumman negli anni Sessanta.

ParametroStarship (SpaceX)Blue Moon (Blue Origin)
Profilo e dimensioniMonolito cilindrico da 50 metriModulo ribassato a baricentro basso
Discesa astronautiPiattaforma elevatrice / montacarichiScaletta d’accesso tradizionale
Ruolo in Artemis IIISolo manovra di attracco (boilerplate)Test completo con ingresso equipaggio
Incidenti recentiOrbita centrata al 14° lancio (settembre 2026)Esplosione della rampa di lancio (maggio 2026)

La corsa contro il tempo e l’ombra del dragone

Nessuno dei due costruttori arriva all’appuntamento senza cicatrici. SpaceX ha dovuto sacrificare quattordici prototipi prima di riuscire a raggiungere l’orbita per la prima volta nel settembre del 2026. Blue Origin, dal canto suo, sta faticosamente ricostruendo le infrastrutture di terra semidistrutte dall’esplosione catastrofica del primo stadio del New Glenn lo scorso maggio.

Tra il banco di prova del 2027 e lo sbarco del 2028 intercorreranno appena diciotto mesi. Una finestra temporale strettissima in cui il vincitore designato dovrà compiere anche un atterraggio e una ripartenza dalla superficie lunare in modalità completamente autonoma prima di ottenere il via libera definitivo per il volo umano.

«Oggi ci troviamo in una vera e propria nuova corsa allo spazio, e sarà molto più serrata di quanto sarebbe mai dovuta essere», ha ammesso l’amministratore della NASA Jared Isaacman. Dopo decenni di risorse disperse tra navette riutilizzabili, stazioni orbitali e programmi cancellati a ogni cambio di presidenza, la NASA non può più permettersi passi falsi: il tempo della burocrazia è scaduto, quello del ritorno alla Luna non ammette ritardi.

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Claudia Falcinelli

Claudia Falcinelli

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