Jennifer Lawrence contro i vertici di Hollywood: «Presenze non autorizzate sul set durante le scene di nudo»

Una presa di posizione durissima, dettata non solo dalla rabbia personale ma soprattutto dalla consapevolezza del proprio ruolo all'interno dell'industria cinematografica. Jennifer Lawrence ha rivelato di essersi scontrata apertamente con i vertici di una produzione dopo aver scoperto la presenza di membri della troupe non autorizzati sul set durante le riprese di una scena di nudo. Ospite …

Una presa di posizione durissima, dettata non solo dalla rabbia personale ma soprattutto dalla consapevolezza del proprio ruolo all’interno dell’industria cinematografica. Jennifer Lawrence ha rivelato di essersi scontrata apertamente con i vertici di una produzione dopo aver scoperto la presenza di membri della troupe non autorizzati sul set durante le riprese di una scena di nudo.

Jennifer Lawrence contro i vertici di Hollywood: «Presenze non autorizzate sul set durante le scene di nudo»

Ospite del podcast Call Her Daddy, l’attrice premio Oscar ha raccontato l’episodio spiegando le ragioni del suo sdegno:«Ci sono andata giù pesante. Faccio sentire la mia voce più spesso proprio perché sono consapevole della posizione di privilegio che occupo a Hollywood». La star di Hunger Games non ha specificato a quale film si riferisse né quando sia accaduto il fatto, ma ha chiarito come la sua reazione sia stata mossa dal timore del pericoloso precedente che un simile comportamento rischiava di creare per le colleghe meno affermate.

Il ragionamento della Lawrence è lucido e diretto: se persino un’attrice di primo piano fa fatica a vedere rispettata la propria privacy, quale margine di tutela può avere un’esordiente diciottenne? Un’interprete a inizio carriera si troverebbe di fronte a un bivio paralizzante: denunciare l’accaduto rischiando la temuta etichetta di attrice «difficile», oppure subire passivamente la violazione, permettendo a perfetti sconosciuti di vederla senza veli pur non avendo mai acconsentito alla loro presenza. «Volevo che i responsabili capissero esattamente perché tutto questo è inaccettabile», ha ribadito.

Le linee guida del sindacato degli attori, il SAG-AFTRA, parlano chiaro: le sequenze che prevedono nudità o sesso simulato devono svolgersi rigorosamente a porte chiuse (closed set), con l’accesso limitato al solo personale strettamente indispensabile. Lavorare a un film non garantisce a nessuno il diritto automatico di assistere allo spogliarsi degli interpreti.

Le parole dell’attrice assumono un peso ancora più significativo alla luce del suo passato. Nel 2014 Lawrence fu tra le vittime del massiccio furto hacker che vide la diffusione non consensuale di foto intime online, un trauma che lei stessa definì una vera e propria violazione sessuale. La scelta successiva di girare scene di nudo sul grande schermo — come nel thriller Red Sparrow (2018) o nella commedia Fidanzata in affitto (2023) — richiese coraggio, ma fu guidata da un confine netto: il consenso. «Una cosa è una scelta mia», spiegò all’epoca, rivendicando la possibilità di riappropriarsi del proprio corpo.

Più di recente, durante le riprese del dramma psicologico Die My Love al fianco di Robert Pattinson — girato mentre era incinta del suo secondo figlio — l’attrice aveva raccontato di essersi sentita talmente a proprio agio da non aver ritenuto necessaria la figura dell’intimacy coordinator, elogiando la totale professionalità del collega.

L’ultimo episodio denunciato da Jennifer Lawrence dimostra però quanto i protocolli di sicurezza a tutela degli interpreti non possano essere affidati al caso o al carisma dei singoli. Il rispetto dei confini personali e della dignità sul lavoro deve essere la norma contrattuale, non un’eccezione riservata a chi possiede abbastanza potere per pretenderla.

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Amelia Restelli

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