Un collettivo di attivisti dichiara di aver violato i sistemi informatici del DHS in segno di protesta contro l'amministrazione Trump. Washington apre un'indagine interna, mentre restano dubbi sull'effettiva entità dei dati sottratti. WASHINGTON — Una nuova falla nella sicurezza informatica delle agenzie federali statunitensi torna ad accendere lo scontro tra attivismo digitale e istituzioni governative. Un gruppo …
Un collettivo di attivisti dichiara di aver violato i sistemi informatici del DHS in segno di protesta contro l’amministrazione Trump. Washington apre un’indagine interna, mentre restano dubbi sull’effettiva entità dei dati sottratti.
WASHINGTON — Una nuova falla nella sicurezza informatica delle agenzie federali statunitensi torna ad accendere lo scontro tra attivismo digitale e istituzioni governative. Un gruppo di hacker e attivisti antifascisti, dichiaratamente ostile alle linee politiche dell’amministrazione Trump, ha affermato di essere riuscito a penetrare all’interno dell’infrastruttura di rete del Dipartimento della Sicurezza Interna degli Stati Uniti (Department of Homeland Security – DHS).

Secondo le prime rivendicazioni diffuse attraverso canali crittografati e forum legati al mondo dell’hacktivismo,l’intrusione avrebbe permesso al gruppo di accedere a documentazione interna, elenchi di contatti e registri operativi del personale federale. L’azione è stata presentata dai promotori come un atto deliberato di dissenso politico volto a contestare le direttive del dipartimento in materia di immigrazione, controllo delle frontiere e monitoraggio delle proteste di piazza.
Al momento, i vertici del DHS non hanno confermato ufficialmente la compromissione di informazioni classificate o critiche per la sicurezza nazionale, limitandosi a chiarire che gli esperti della Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) hanno avviato le opportune verifiche tecniche per determinare l’origine della presunta breccia e delimitare l’eventuale perimetro dei dati esposti. Esperti indipendenti di cybersicurezza invitano alla cautela: in casi analoghi,rivendicazioni simili si sono talvolta rivelate accessi limitati a portali pubblici o a database di terze parti, usati poi a scopo propagandistico e di visibilità mediatica.
L’episodio solleva interrogativi circa la tenuta delle reti federali di fronte a incursioni non statali. Se confermata, la violazione rappresenterebbe un colpo d’immagine significativo per l’agenzia cardine della difesa interna americana,alimentando il dibattito a Capitol Hill sulla vulnerabilità delle infrastrutture governative e sui confini tra dissenso politico e reati informatici.
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