Il leader della sinistra conquista il quarto mandato con 64 milioni di voti. Lo scontro istituzionale tra i giudici e i trasporti bloccati infiammano il ballottaggio. La vittoria è scritta nei numeri: 51,74% delle preferenze e oltre 64 milioni di schede a favore, la cifra più alta mai raccolta da un candidato alle presidenziali brasiliane. …
Il leader della sinistra conquista il quarto mandato con 64 milioni di voti. Lo scontro istituzionale tra i giudici e i trasporti bloccati infiammano il ballottaggio.
La vittoria è scritta nei numeri: 51,74% delle preferenze e oltre 64 milioni di schede a favore, la cifra più alta mai raccolta da un candidato alle presidenziali brasiliane. Luiz Inácio Lula da Silva compie un’impresa finora mai riuscita nella storia del Paese — ribaltare al secondo turno uno svantaggio maturato al primo — e si prepara a guidare la nazione per la quarta volta. Eppure, la notte elettorale brasiliana non consegna una transizione serena, bensì una frattura istituzionale immediata.

A spezzare il clima della vittoria è Flávio Bolsonaro, che dal palco della sconfitta rifiuta categoricamente di concedere l’onore delle armi all’avversario: «È impossibile riconoscere l’esito di questo voto, presenterò richiesta formale di annullamento. Mai si era visto un giudice cambiare le regole a seggi aperti».
Le contestazioni affondano le radici nel caos scoppiato nelle ore decisive della consultazione. Dopo una mattinata regolare, nel pomeriggio la campagna di Lula aveva puntato il dito contro le amministrazioni di San Paolo e Salvador, guidate da sindaci vicini all’opposizione, ree di non aver reso gratuito e pienamente operativo il trasporto pubblico cittadino come disposto dai magistrati. Il risultato: file interminabili ai capolinea e ostacoli concreti alla partecipazione nelle periferie tradizionalmente favorevoli alla sinistra. Nelle stesse ore, la destra invocava a sua volta estensioni d’orario nel Minas Gerais e nel Rio Grande do Sul, piegati dal maltempo.
A far precipitare la situazione è stato il cortocircuito tra magistrati. Il capo della Corte Elettorale Superiore, Kassio Nunes Marques, ha tergiversato fino all’ultimo, sancendo infine l’impossibilità tecnica di concedere recuperi. Pochi istanti dopo, con una decisione last minute, il giudice della Suprema Corte Cristiano Zanin ha ribaltato la linea disponendo un prolungamento di due ore in tutto il territorio federale. Un provvedimento arrivato a seggi già sigillati in molti collegi, dove la ripresa del voto è rimasta lettera morta. Un’anomalia procedurale che lascia in eredità al nuovo mandato di Lula non solo la sfida di governare un Paese spaccato a metà, ma anche una battaglia legale che si preannuncia durissima.




