Non era un giovane tirannosauro ma un Nanotyrannus, una specie autonoma. Lo scheletro "Jodi" è stato venduto da Sotheby's a New York. Si riaccende lo scontro tra musei e collezionisti privati. Un colpo di martello da 47,3 milioni di dollari ha incoronato a New York il secondo scheletro di dinosauro più costoso della storia. Ribattezzato …
Non era un giovane tirannosauro ma un Nanotyrannus, una specie autonoma. Lo scheletro “Jodi” è stato venduto da Sotheby’s a New York. Si riaccende lo scontro tra musei e collezionisti privati.
Un colpo di martello da 47,3 milioni di dollari ha incoronato a New York il secondo scheletro di dinosauro più costoso della storia. Ribattezzato “Jodi”, il reperto alto circa tre metri è stato venduto all’asta da Sotheby’s al termine di una gara serrata durata dodici minuti fra sei offerenti anonimi.
La stima di partenza si aggirava sui 9 milioni, ma l’interesse del mercato ha fatto schizzare le offerte alle stelle. Jodi è preceduto sul podio solo dal T-Rex “Gus”, venduto lo scorso luglio per 50,1 milioni, e supera lo stegosauro “Apex”, battuto nel 2024 per 44,6 milioni.

La scoperta: non un cucciolo, ma una specie a sé
Per anni si è creduto che lo scheletro appartenesse a un esemplare adolescente di Tyrannosaurus rex. Soltanto nell’ottobre dell’anno scorso la comunità scientifica ha riconosciuto formalmente che si trattava in realtà di un Nanotyrannus, carnivoro vissuto nel tardo Cretaceo (circa 67 milioni di anni fa) insieme al suo ben più mastodontico cugino.
Come ha illustrato la paleontologa Megan Jacobs dell’Università di Portsmouth, il Nanotyrannus si distingueva per un profilo «molto più agile, slanciato e provvisto di denti a lama concepiti per tranciare la carne». Jodi, scoperto nella formazione di Hell Creek in Montana, rappresenta uno dei reperti meglio conservati al mondo: 191 elementi ossei e un cranio quasi intatto.
L’allarme della scienza: “Non privatizzate la storia della Terra”
La vendita milionaria ha rinfocolato un acceso scontro etico. Molti ricercatori denunciano la sottrazione di reperti inestimabili alla ricerca pubblica a vantaggio di caveau privati.
Duro il commento di Steve Brusatte, paleontologo dell’Università di Edimburgo e consulente della saga di Jurassic Park:
«Nessun museo al mondo ha le risorse finanziarie per competere con queste cifre. È come se la Gioconda finisse nel salotto di un multimiliardario senza che il pubblico possa più ammirarla. Sapere che uno dei migliori scheletri al mondo rischia di sparire dalla vista della gente è straziante».
Di parere più pragmatico altri esperti del settore, che ricordano gli enormi costi legati alle campagne di scavo e recupero condotte dai privati, confidando che col tempo – tramite donazioni o prestiti a lungo termine – anche questo straordinario predatore troverà spazio nelle sale di un museo.
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