I segreti della «Notte stellata»: tra scienza astronomica e visione d’artista

Considerata a lungo il parto visionario di una mente tormentata e geniale, Notte stellata di Vincent van Gogh potrebbe essere molto più fedele alla realtà di quanto si sia sempre pensato. Un recente studio condotto da astrofisici dell'Università Kyung Hee di Yongin, in Corea del Sud, e pubblicato su Scientific Reports, suggerisce che la celebre …

Considerata a lungo il parto visionario di una mente tormentata e geniale, Notte stellata di Vincent van Gogh potrebbe essere molto più fedele alla realtà di quanto si sia sempre pensato. Un recente studio condotto da astrofisici dell’Università Kyung Hee di Yongin, in Corea del Sud, e pubblicato su Scientific Reports, suggerisce che la celebre opera non sia frutto di pura immaginazione, bensì una trasposizione pittorica di un autentico cielo estivo osservato alle prime luci dell’alba.

I segreti della «Notte stellata»: tra scienza astronomica e visione d'artista

La volta celeste vista dal manicomio di Saint-Rémy

Secondo l’astronomo Elijah Jeong-hyun Kim, primo autore della ricerca, Van Gogh avrebbe ritratto corpi celesti effettivamente visibili dalla finestra del monastero di Saint-Paul-de-Mausole a Saint-Rémy-de-Provence, dove il pittore olandese era ricoverato in seguito a una delle sue crisi:

«Siamo soliti considerare osservazione e immaginazione come due elementi alternativi ed escludenti; eppure, Notte stellata dimostra come entrambe possano coesistere sulla medesima tela.»

Per verificare l’ipotesi, il team ha individuato sul campo la cresta montuosa a sud-ovest dell’istituto che combaciava con uno schizzo preparatorio dell’artista. Impiegando software astronomici avanzati e analisi geometrico-statistiche, i ricercatori hanno ricostruito la volta celeste all’alba per ogni singolo giorno tra giugno e luglio del 1889.

Nel dipinto la Luna è posta al di sopra di Venere: isolando le date in cui questa precisa configurazione astronomica si è verificata, l’allineamento del 22 luglio 1889 è risultato la corrispondenza più fedele, riflettendo con precisione le posizioni della falce di Luna calante, di Venere e dell’ammasso stellare delle Iadi.

Il fronte del dissenso: la risposta del Van Gogh Museum

I ricercatori coreani mantengono un approccio prudente, ammettendo che il dipinto possa essere una sintesi di osservazioni raccolte su più notti. La comunità storico-artistica, tuttavia, resta scettica.

I curatori del Van Gogh Museum di Amsterdam continuano a collocare l’opera saldamente nel giugno del 1889:

  • Il pittore menzionò lo studio per un nuovo cielo notturno in una lettera al fratello Theo già il 18 giugno.
  • Uno schizzo dell’opera venne spedito il 2 luglio.
  • Attorno al 22 luglio Van Gogh fu colpito da un grave collasso nervoso che gli impedì di dipingere per oltre un mese.
  • Il borgo ai piedi delle colline è inventato e l’opera fu materialmente eseguita di giorno, nello studio privo di affaccio diretto sul panorama.

Un portavoce dell’istituzione olandese ha ribadito che «l’obiettivo primario di Van Gogh non era la fedeltà documentaria: le posizioni dei corpi celesti non costituiscono un indicatore cronologico affidabile per datare la tela».

Oltre l’astronomia: la fisica della turbolenza

Il legame tra il maestro post-impressionista e la fisica non si esaurisce nelle costellazioni. Recenti indagini scientifiche hanno evidenziato come le celebri pennellate vorticose anticipino nozioni di dinamica dei fluidi teorizzate soltanto nel XX secolo.

La scala di luminanza e la distribuzione spaziale dei vortici nel cielo della Notte stellata rispecchiano le proprietà statistiche della turbolenza atmosferica e la legge di Kolmogorov del 1940. Che si tratti di meticolosa osservazione del moto dell’aria o di pura intuizione percettiva, la tela continua a rivelarsi un punto di incontro tra slancio poetico e rigorosa armonia della natura.

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Deborah Lionelli

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